Rifare un impianto elettrico anni '60, '70 o '80: cosa si valuta
In breve: Rifare un impianto elettrico degli anni '60, '70 o '80 significa in genere valutare quadro nuovo con salvavita, messa a terra dove manca, sostituzione dei conduttori datati, più circuiti separati e prese sufficienti per gli usi di oggi. Il progetto e i lavori spettano a un installatore abilitato, che a fine lavori rilascia la dichiarazione di conformità.
Come capire che l'impianto ha fatto il suo tempo
Una ciabatta dietro ogni mobile, il contatore che salta quando forno e lavatrice lavorano insieme, prese a due poli senza il foro centrale della terra. Chi vive in una casa con l'impianto elettrico originale degli anni '60, '70 o '80 conosce bene questi segnali. Non è solo scomodità: quegli impianti nascevano per una casa con frigorifero, televisore e poco altro, e oggi reggono un carico che nessuno aveva previsto.
I punti critici tipici sono l'assenza del salvavita o un unico differenziale per tutta la casa, la messa a terra assente o parziale, conduttori di sezione piccola con isolanti diventati fragili, e scatole di derivazione piene di giunzioni stratificate da decenni di aggiunte.
Gli interventi che l'elettricista mette normalmente in conto
Ogni casa fa storia a sé, ma un rifacimento completo di solito comprende queste voci:
- Quadro elettrico nuovo con interruttori magnetotermici e differenziali, di norma più di uno per separare le zone della casa.
- Impianto di messa a terra completo, con collegamento di tutte le prese e verifica dei collegamenti equipotenziali in bagno.
- Sostituzione dei conduttori nei tubi esistenti dove possibile, o nuove tracce dove i tubi sono irrecuperabili o mancano.
- Circuiti separati per luci, prese e grandi elettrodomestici, così un guasto non spegne tutta la casa.
- Punti presa e punti luce in quantità realistica per oggi: comodini, angolo TV, piano cucina, postazione di lavoro.
- Predisposizioni per il futuro: condizionatori, auto elettrica, fotovoltaico, anche solo come tubi vuoti che costano poco adesso.
Rifacimento totale o a tappe? E la casa abitata?
La domanda che tutti fanno: bisogna spaccare tutto? Non sempre. Se i tubi sotto traccia sono in buono stato e di diametro decente, molti conduttori si sostituiscono sfilando i vecchi e infilando i nuovi, con demolizioni limitate. Dove i tubi non ci sono o sono schiacciati, si apre: è il momento in cui conviene far coincidere l'impianto con altri lavori, per rompere una volta sola.
Si può anche procedere a tappe, partendo da ciò che pesa sulla sicurezza: prima quadro, salvavita e messa a terra, poi le linee stanza per stanza. Un buon elettricista sa costruire un percorso del genere e dirti onestamente cosa è urgente e cosa può aspettare.
A fine lavori pretendi la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08: è il documento che attesta che l'impianto rispetta le norme, CEI 64-8 in testa, e ti servirà per vendere, affittare o per l'assicurazione. Senza quella, hai pagato un lavoro che sulla carta non esiste.