Manca la dichiarazione di conformità dell'impianto elettrico: cosa fare?
In breve: Se manca la dichiarazione di conformità dell'impianto elettrico, le strade sono tre: chiederne copia all'impresa che fece i lavori, far redigere una dichiarazione di rispondenza (DiRi) se l'impianto è precedente al DM 37/08, oppure eseguire un adeguamento con nuova DiCo. La scelta dipende dall'età dell'impianto e va valutata con un professionista abilitato.
Prima mossa: capire perché manca
L'agenzia immobiliare chiede i documenti dell'impianto, oppure l'assicurazione dopo un danno, e la dichiarazione di conformità non salta fuori. Prima di allarmarsi conviene distinguere: manca perché si è persa, o perché non è mai esistita? La risposta cambia tutto il percorso.
Se i lavori furono fatti da un'impresa regolare, il documento esiste da qualche parte: l'impresa deve conservarne copia, e per gli interventi più consistenti una copia veniva depositata anche allo sportello unico del comune insieme alle pratiche edilizie. Se invece l'impianto lo fece il proprietario di allora, un parente o una ditta sparita nel nulla, la carta non è mai nata, e serve un documento sostitutivo o un nuovo intervento certificato.
Le tre strade per rimediare
Non esiste una soluzione unica: dipende dall'età dell'impianto, dal suo stato e da quanta fretta hai. Un professionista abilitato ti orienta in fretta, ma è utile arrivarci conoscendo le opzioni.
- Recuperare la DiCo originale: contatta l'impresa che eseguì i lavori e chiedine copia; in parallelo puoi verificare in comune se fu depositata con le pratiche dell'epoca. È la strada più economica, quando percorribile.
- Dichiarazione di rispondenza (DiRi): per gli impianti realizzati prima del 27 marzo 2008, data di entrata in vigore del DM 37/08, un professionista qualificato o un responsabile tecnico con esperienza può, dopo sopralluogo e verifiche, attestare che l'impianto risponde alle regole della sua epoca. La DiRi sostituisce a tutti gli effetti la DiCo mancante.
- Adeguamento con nuova DiCo: se l'impianto è successivo al 2008 senza documenti, oppure è messo male e la DiRi non è firmabile, la via maestra è far eseguire i lavori necessari a un'impresa abilitata, che a fine intervento rilascia una dichiarazione di conformità nuova di zecca.
Quanto è urgente muoversi, davvero?
Qui serve onestà: la mancanza della DiCo non ti rende un fuorilegge da un giorno all'altro. Non c'è una scadenza entro cui regolarizzare un impianto esistente, e si può vendere casa anche senza, con l'acquirente che accetta lo stato di fatto. Il documento però pesa nei momenti che contano: trattative di vendita, richieste dell'assicurazione dopo un sinistro, contestazioni con un inquilino, pratiche con il distributore per l'allaccio o l'aumento di potenza.
C'è poi l'aspetto che i documenti non catturano: un impianto senza carte è quasi sempre anche un impianto mai verificato. Il sopralluogo che serve per la DiRi o per il preventivo di adeguamento è l'occasione per scoprire come sta davvero: differenziale funzionante, terra efficiente, linee dimensionate. Capita di partire per un problema di burocrazia e scoprire un problema di sicurezza, ed è meglio scoprirlo così che nel modo peggiore. Come tempi, il recupero di una copia si gioca in giorni; DiRi o adeguamento in settimane, quindi se c'è un rogito all'orizzonte muoviti per primo, non per ultimo.