Impianto elettrico e DM 37/08: cosa deve sapere chi possiede una casa
In breve: Il DM 37/08 è il decreto che regola gli impianti negli edifici: stabilisce che i lavori sull'impianto elettrico vanno eseguiti da imprese abilitate, che a fine lavoro rilasciano la dichiarazione di conformità (DiCo). Per il proprietario significa niente fai-da-te su prese, quadro e linee, e documenti da conservare per vendite, affitti e pratiche.
Cos'è il DM 37/08 e perché ti riguarda
Il cognato bravo con le mani si offre di spostarti una presa, e a te viene il dubbio: si può fare? Il DM 37/08 (Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37) esiste per rispondere proprio a questa domanda. È la regola che disciplina installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria degli impianti negli edifici: elettrico, ma anche gas, idraulico, riscaldamento e altri.
Il principio è uno: i lavori sugli impianti li fanno imprese abilitate, cioè ditte con i requisiti tecnico-professionali riconosciuti, iscritte alla Camera di Commercio per quel tipo di attività. Non è una formalità corporativa. Un impianto elettrico sbagliato non si vede: funziona lo stesso, magari per anni, finché un giorno la combinazione sbagliata di guasto e circostanze presenta il conto.
Cosa può fare il proprietario e cosa no
La linea di confine è più semplice di quanto sembri: tutto ciò che è impianto fisso è territorio dell'installatore abilitato; ciò che si collega con una spina è territorio tuo.
- Puoi fare da te: cambiare lampadine, usare ciabatte e prolunghe con criterio, collegare dispositivi plug-and-play, premere il pulsante di test del salvavita, riarmare gli interruttori e osservare i sintomi di un guasto.
- Serve l'impresa abilitata: sostituire o aggiungere prese e interruttori, spostare punti luce, intervenire sul quadro, tirare nuove linee, rifare o ampliare l'impianto, installare scaricatori o wallbox.
- A fine lavori l'impresa deve rilasciarti la dichiarazione di conformità (DiCo) con i suoi allegati: conservala insieme ai documenti della casa.
- Il libretto degli impianti non esiste per l'elettrico domestico, ma la cartellina con DiCo, schemi e verifiche fa la stessa funzione: più è completa, più vale la casa.
Cosa rischia chi fa fare i lavori a chi non è abilitato
Il decreto prevede sanzioni amministrative sia per chi esegue lavori senza abilitazione sia per il committente che li affida consapevolmente a soggetti non abilitati. Ma la sanzione è il rischio minore. Il problema vero emerge quando succede qualcosa: un incendio di origine elettrica, un infortunio, un danno al vicino. In quel momento l'assicurazione chiede i documenti dell'impianto, e un lavoro fatto dal cognato senza DiCo diventa un ottimo motivo per discutere il risarcimento.
C'è poi il capitolo compravendita. Chi compra casa, o la banca che concede il mutuo, chiede sempre più spesso la documentazione degli impianti. La mancanza della dichiarazione di conformità non blocca di per sé un rogito, ma diventa merce di trattativa sul prezzo e una grana da sistemare poi. Farsi rilasciare e conservare i documenti a ogni lavoro costa zero fatica oggi e risparmia discussioni domani.
Ultima cosa pratica: abilitata non significa costosa e irraggiungibile. Significa che sulla visura camerale dell'impresa compare l'abilitazione per gli impianti elettrici (la lettera A dell'articolo 1 del decreto). Chiederlo prima di affidare un lavoro è normale, e un professionista serio non si offende: te lo mostra.